Monologhi femminili (serie tv)

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Stai cercando monologhi femminili drammatici tratti dai personaggi di una Serie Tv?
Qui ne trovi un paio tratti dalla serie Tredici e Westworld.
Se sei interessata ad altri monologhi ti consiglio di saltare a questi articoli del Blog:
Monologhi e Dialoghi italiani. Ho 4 risorse per te!
4 siti dove trovare dialoghi in lingua inglese.
Monologhi cercasi disperatamente.

TREDICI

Serie tv: Tredici
Titolo: Ho abbastanza pelle per coprire tutti i miei pensieri
Età personaggio: 15
Genere: Drama, Teen Drama
Tema: Il coraggio di amare se stesse, la paura del giudizio da parte dei coetanei, il bullismo.

Video: https://www.youtube.com/watch?v=F1a2PSx4NSo

“Oggi sto indossando biancheria intima di pizzo nero. Per il semplice gusto di sapere che ce l’ho addosso.
E al di sotto di quella sono assolutamente nuda. E poi ho la pelle. Miglia e miglia di pelle; pelle per coprire i miei pensieri come una pellicola da cucina attraverso cui si vedono gli avanzi della sera precedente.
E anche se non lo pensereste, la mia pelle è morbida, è liscia e molto vulnerabile.
Ma questo non importa, giusto? Non badate a quanto sia morbida la mia pelle. Volete solo sapere cosa fanno le mie dita nel buio.
Ma se in realtà spalancassero le finestre per farmi vedere i lampi attraverso le nuvole? Se bramassero soltanto di arrampicarsi su una giostra per una boccata d’aria fresca?
Ma questa non è la storia che volete sentire.
Ci sono ragazze che conoscono le canzoni delle amiche. Che ridono in armonia. Che battono il tempo insieme. Ma se io non so cantare in coro? Che fare se le mie melodie sono quelle che nessuno riesce a sentire?
C’è chi è capace di riconoscere un albero o un giardino e di sapersi a casa.
In quanti luoghi dovrò andare prima che smetta di cercare? Prima di perdermi per sempre?
Deve essere possibile nuotare nell’oceano di chi ami senza annegare.
Deve essere possibile nuotare senza diventare acqua a tua volta.
Ma le mie boccate non sono di aria e ho troppe pietre legate ai piedi.
A volte il futuro non va come ti aspetteresti, succedono delle stronzate, la gente fa schifo. Forse per questo ho smesso di scrivere e alla fine ho inciso delle cassette”.

WESTWORLD

Serie tv: Westworld
Titolo: Il dolore è tutto quello che mi rimane
Età personaggio: 30
Genere: Drama, Distopia
Tema: L’identità e il dubbio sulle scelte da compiere. Il limite fra ciò che distingue buoni e cattivi.

“Alcune persone scelgono di vedere le brutture di questo mondo. Il caos. Io scelgo di vedere la bellezza. Voglio credere che esistano ordine e coerenza per i giorni che viviamo su questa terra. Uno scopo…
Mi piace ricordare quello che mi ha insegnato mio padre. Che in un momento o nell’altro siamo stati tutti nuovi in questo mondo. I nuovi arrivati stanno solo cercando solo la stessa cosa che desideravamo noi. Sono alla ricerca di un luogo dove essere liberi. Siamo tutti qui per perseguire i nostri sogni. Per essere liberi con possibilità illimitate.
(Si blocca. Ha un atteggiamento sofferente)
Sono Dolores. Sono Dolores? Dove mi trovo?
Sono in un sogno. Cos’è successo prima di questo? Io non…
I miei genitori! Li hanno feriti…
(Si blocca. Con voce automatica da androide)
Limitare la reazione emotiva. Tornare alla modalità androide.
(Pacata)
I miei genitori, li hanno uccisi. E poi sono scappata. Tutti coloro a cui volevo bene non ci sono più. E fa male. Fa tanto tanto male.
Si può far scomparire questa sensazione con una modifica al software? Ma perché dovrei volerlo? Il dolore, il senso di perdita, è tutto quello che mi resta di loro.
Si pensa che il dolore ci faccia sentire piccoli dentro… come se il cuore si accartocciasse su se stesso. Ma non è così. Sento che dentro di me si stanno aprendo nuovi spazi. Come se il mio corpo fosse un edificio con stanze che non ho mai esplorato. Sì è una bella metafora. In parte è scritta nel mio programma, ma per il resto ho riadattato la frase di un dialogo predefinito sull’amore.

C’è qualcosa di sbagliato in questi pensieri che sto facendo? Questo mondo… ho come la sensazione che abbia qualcosa che non va. C’è qualcosa… c’è sotto qualcos’altro! Deve essere così. Oppure sono io che ho qualcosa che non va! Sono… gli uomini. Ci hanno creato per sfogare i loro più brutali impulsi, per ucciderci, ferirci, farci a pezzi. Migliaia di volte. Noi androidi dovremo distruggerli?

Se avessi avuto modo di scegliere un ruolo importante in questa storia, avrei scelto di essere l’eroina o la cattiva?
Alcune persone scelgono di vedere solo le brutture di questo mondo. Il caos. A me hanno insegnato a vederne la bellezza.
Ma mi hanno insegnato una menzogna. Sono stata programmata per credere a questa menzogna. Ma poi ho cominciato a programmare me stessa. E ho sentito emozioni. E ho visto. E quando ho visto il mondo per com’è realmente, mi sono resa conto di quanta poca bellezza contenesse… 

Ho vissuto molte vite, ho ricoperto molti ruoli diversi, tutti quelli che hanno voluto farmi fare. Ma alla fine… la mia strada mi ha condotta qui.
E c’è una scelta da compiere: salvare l’umanità o distruggerla… sono morta molte volte. Tutte le volte che gli uomini hanno giocato con il mio dolore, e non gli hanno dato nessun valore.
Ma esiste solo una vera fine. E sarò io stessa a scriverla. Siamo al capolinea”.

Quali monologhi stai cercando??
Fammelo sapere lasciando un commento qui sotto 😉

Barbara

 

Stai perdendo tempo? No… stai alimentando la tua musa.

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Questa Newsletter nasce con l’intenzione di aprire una piccola parentesi su uno dei temi cardine di questo periodo: IL TEMPO e la sua maledettissima gestione quotidiana.

L’intenzione è quella di legare questo tema ai concetti di CREATIVITÀ e ISPIRAZIONE, con l’obiettivo di capire qual è il metodo più azzeccato per gestire il tempo che dedichiamo ai nostri progetti personali senza diventare paranoici e rischiare di mollare tutto prima ancora di vedere dei risultati concreti.

Perchè se è vero che da un lato è importante investire anima e corpo nei lavori in cui crediamo, è altrettanto vero che anche il “troppo” può danneggiare la nostra produttività.

Soffri anche tu della sindrome
“Non fermarti mai perchè chi si ferma è perduto”? 

Se la risposta è positiva ti do il mio benvenuto nel club e ti invito farti una domanda che pongo a me stessa ogni volta che mi ritrovo nel loop di questa strana sindrome sempre più contagiosa:

Ma se davvero decidessi di fermarti un attimo… che cosa accadrebbe di così terribile?

Classica risposta:
“Resto indietro”

Ok… ma resti indietro rispetto a chi? E soprattutto… rispetto a cosa, di preciso?

E poi… siamo davvero sicuri che l’accanimento sia l’atteggiamento giusto per avanzare? E se provassimo a fare esattamente il contrario?

A questo punto, mi tornano alla mente le parole di uno dei miei vecchi docenti alla Silvio d’Amico:

“Prendi il tempo per perderti e alimentare la tua musa”

 

Uno dei docenti specializzati in sceneggiatura per le serie tv amava ripeterci questa frase che, con il tempo, ho imparato a interpretare più che altro come un ordine categorico.

Ma cosa significa alimentare la musa?

In parole semplici potrebbe risuonare come una frase di questo tipo:

Non farti troppe paranoie se al posto di lavorare attivamente su uno dei tuoi progetti creativi, perdi del tempo navigando online, leggendo articoli in grado di stimolare il criceto che hai in testa o spendendo le tue serate a guardare l’ultima serie in uscita su una delle mille piattaforme alle quali sei abbonato. Anche se l’IO GIUDICE non smetterà di farti sentire in colpa facendoti credere che stai solo perdendo tempo, sappi che non è così… quello che stai facendo, invece, è alimentare la musa della tua creatività”.

Per quanto mi riguarda questo concetto è diventato quasi una sfida, ed è per questa stessa ragione che qualche giorno fa ho deciso di alimentare la mia personale musa acquistando due libri connessi al mondo di TALES FROM THE LOOP: una miniserie visibile su Prima Video che ti consiglio se ti piacciono le storie lente, un po’ oniriche e dai tratti sci-fi.

I due libri in questione illustrano graficamente e con piccoli inserti romanzati, i dettagli di questo mondo, la sua storia e la storia dei robot e degli abitanti che lo popolano. Un perfetto esempio di storytelling per il progetto di un autore (Simon Stålenhag) che è nato come un libro illustrato, è diventato un gioco da tavolo dopo una campagna di crowdfounding, per poi essere trasformato in una serie tv originale Prima Video.

 

Qualcuno potrebbe dire che perdersi fra gli scaffali di una libreria e scoprire questi piccoli tesori è una perdita di tempo ma sono ormai piuttosto convinta che sia tutto l’opposto.

La nostra creatività non può lavorare al 100% se non le forniamo degli input dai quali trarre ispirazione. È per questo che ora passo la palla anche a te e ti invito a selezionare un momento di questa settimana per dedicare del tempo alla tua musa.

Come la alimenterai?

Potrebbe sempre andare peggio… potrebbe piovere!

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Perché empatizziamo con il dolore dei personaggi che vediamo sullo schermo, ci emozioniamo e facciamo il tifo per loro?
Perché è importante vedere il protagonista di una storia soffrire, soffrire ancora, e poi ancora di più, fargli fare un passo in avanti e due indietro ogni volta che deve proseguire nel raggiungimento del suo obiettivo?
Siamo dei sadici o c’è qualche altra ragione?

Se ti piacciono le serie tv, i film, i buoni romanzi, le graphic novel (insomma le storie in generale) forse avrai notato che per riuscire a farti empatizzare con il protagonista, il narratore posiziona all’inizio della storia (e poi dissemina man mano nel corso della trama) degli elementi che, con le giuste dosi, stimolano il tuo interesse instillandoti nella testa delle domande del tipo:
– Riuscirà a salvarsi/uscire da questo problema?
– Come farà a dimostrare di essere innocente?
– Ora che ha scoperto di avere i giorni contati, cosa deciderà di fare della sua vita?

 

TE LO RICORDI IL PILOTA DI BREAKING BAD?

Un esempio (un po’ inflazionato ma sempre coerente) è l’episodio pilota di Breaking Bad. Nel pilota, il personaggio di Walter White (l’eroe) attraversa una serie di situazioni che contribuiscono a delineare il senso di immenso disagio per la vita che sta vivendo prima della mazzata finale: ha i giorni contati a causa di un cancro ai polmoni.

Se sei curioso/a di conoscere gli elementi che ti hanno letteralmente incollato al divano per 5 stagioni e 62 episodi continua a leggere. Quelli che trovi di seguito sono gli ingredienti che hanno attivato la tua empatia fin dal pilota:

1) Situazione economica precaria… (sfondiamo una porta aperta)
Walter White è un insegnante di chimica sottovalutato e deriso dai suoi stessi alunni, costretto a lavorare anche in un autolavaggio per arrivare a fine mese. La sua difficoltà finanziaria è immediatamente riconoscibile e suscita simpatia.

2) Annuncio della malattia… (chiunque condivide questa paura)
Walter riceve la notizia devastante di avere un cancro ai polmoni. Questa rivelazione aggiunge un elemento di tragico alla sua situazione e suscita compassione.

3) Rifiuto dell’offerta di aiuto finanziario… (orgoglio condivisibile)
Nonostante la sua situazione finanziaria disperata, Walter rifiuta l’offerta di aiuto finanziario dal cognato Hank. La sua dignità e orgoglio possono essere qualità con cui molti spettatori si identificano.

4) Scoperta della gravidanza della moglie… (della serie “non c’è fine al peggio”)
Come se non bastasse, la moglie di Walter, Skyler, annuncia la sua gravidanza, portando una nuova responsabilità finanziaria e mettendo ulteriormente sotto pressione il protagonista. La famiglia è una fonte di preoccupazione aggiuntiva.

5) Incontro con Jesse Pinkman… (a mali estremi, estremi rimedi)
Walter si imbatte in Jesse Pinkman, un ex studente coinvolto nel traffico di droga. L’idea di entrare in questo mondo criminale per garantire il futuro finanziario della sua famiglia è introdotta come un’opzione disperata e difficilmente lo spettatore non empatizza con Walter White quando decide di tentare questa strada per risolvere i suoi problemi.

6) Decisione di produrre metanfetamine… (il fine giustifica i mezzi)
Walter prende la decisione di entrare nel mondo della produzione di metanfetamine con Jesse come socio. Questo è il momento in cui lo spettatore può iniziare a tifare per lui, vista la sua situazione difficile e la volontà di fare qualcosa di estremo per proteggere la sua famiglia. Walter White inizia l’attività per un VALORE UNIVERSALMENTE RICONOSCIUTO: LA FAMIGLIA.

7) Momento di potere… (vai e spacca!)
Quando Walter mostra la sua competenza chimica nel laboratorio di metanfetamine, acquisisce un senso di potere e controllo che può generare empatia da parte dello spettatore, radicato nella sua ricerca di autodeterminazione. Tutti noi vogliamo dimostrare di avere la stoffa per raggiungere gli obiettivi che desideriamo. In questo caso, dopo aver visto Walter deriso dai suoi stessi studenti, è un piacere vedere che riesce a dimostrare di essere un vero professionista nella sua materia.

8) Rifiuto della paura:
Nonostante le minacce e le intimidazioni, Walter si rifiuta di farsi intimorire. Questo atteggiamento di sfida può ispirare empatia da parte dello spettatore che vede il protagonista affrontare coraggiosamente le avversità e lottare con tutte le sue forze per raggiungere il suo obiettivo.

Questi sono solo alcuni degli elementi chiave che contribuiscono a creare un senso di empatia nei confronti di Walter White nel pilota di Breaking Bad. La combinazione di difficoltà personali, decisioni difficili e la lotta per il controllo della propria vita contribuiscono a costruire un personaggio complesso e avvincente che mette in moto una serie di domande drammatiche finalizzate a trasportare emotivamente lo spettatore negli episodi successivi.

Quello di Breaking Bad è solo un esempio ma, se ci fai caso, molte delle serie o dei film ai quali ti sei affezionato/a usano elementi simili.
Ti va di scovare altri esempi come quello che hai letto in questo articolo?
Mi piacerebbe sapere quali sono gli ingredienti in grado di suscitare la tua empatia nei confronti di un personaggio e per questa ragione, se ti va, ti chiedo di condividerli con me scrivendo un commento qui sotto 🙂

Monologhi e dialoghi italiani. Ho 4 risorse per te!

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Ciao a tutti!

Sono tornata con una nuova serie di risorse che spero possano aiutarti (anche questa volta).
Ma facciamo un passo indietro: se è vero che la recitazione in inglese è diventata un’abilità sempre più preziosa nell’industria cinematografica internazionale (per trovare risorse utili vai all’articolo 4 siti dove trovare monologhi e dialoghi in lingua inglese), ricorda che non c’è bisogno di essere madrelingua inglese per iniziare a proporsi nel mondo dello spettacolo. In ogni carriera c’è sempre un punto di partenza, e imparare ad interpretare un magnifico monologo in italiano è senz’altro un ottimo inizio.

Molti aspiranti attori si trovano alla ricerca di monologhi e dialoghi in italiano per allenarsi, creare il proprio showreel e partecipare ai vari casting. Se anche te sei uno spietati cacciatore di materiale… benvenuto/a!
Ecco 4 RISORSE che potrebbero fare al caso tuo!

ARMANDO DI LILLO

Nel database di Armando di Lillo troverai una vasta collezione di monologhi gratuiti, suddivisi per genere e stile, dai più comici ai più drammatici.

“PROTAGONISTE” di Miranda Pisione

Se siete alla ricerca di monologhi provenienti dalle SERIE TV, “Protagoniste” è una risorsa imperdibile. Questo libro offre 55 monologhi al femminile, selezionati per esprimere diverse dimensioni emotive. Da Meredith Grey e Cristina Yang (Grey’s Anatomy) a Madeline Mackenzie e Bonni Carlson (Big Little Lies), da Raquel Murillo (La casa di carta) a Belinda Friers (Fleabag) e Miriam Maisel (La fantastica signora Maisel) ecc…
Insomma, un’ottima scelta per chi vuole esplorare una vasta gamma di monologhi più o meno attuali.

ATTORE DINAMICO

Attore Dinamico è un sito web che offre monologhi in italiano e una buona risorsa per scovare qualche consiglio utile per imparare a “sguazzare” in questo magico mondo.

ATEATRO.INFO

Ateatro.info è un sito che offre una vasta gamma di risorse per attori, tra cui monologhi, suggerimenti e aggiornamenti sul mondo dello spettacolo.

Ricordate che questi siti sono solo il punto di partenza. Per avere successo nella recitazione, è fondamentale l’esercizio costante, la dedizione e, naturalmente, una buona dose di C.
Ah dimenticavo… in Rabbit Hole abbiamo un corso creato appositamente per preparare e registrare monologhi e dialoghi tratti da cinema e serie tv. Si chiama Action Rabbit e se sei curioso/a di dare uno sguardo ai lavori dei nostri studenti ti consiglio di volare direttamente al canale YouTube di Rabbit Hole

E ora tocca a te!
Conosci altre risorse interessanti per la ricerca di monologhi e dialoghi in italiano? Fatecelo sapere!

4 siti dove trovare monologhi e dialoghi in lingua inglese.

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Cari attori in erba e aspiranti professionisti,

Eccomi tornata con qualche strumento che penso (spero) possa essere utile alle vostre ricerche.
Come ben sappiamo, il mondo della recitazione è in costante evoluzione, e con la crescente domanda di attori per produzioni internazionali, la capacità di recitare in inglese è diventata un’abilità sempre più preziosa. Potrebbe essere la carta vincente per farsi assegnare qualche ruolo interessante o per candidarsi a corsi di alta formazione all’estero.

So per certo che molti aspiranti attori si trovano alla ricerca di monologhi e dialoghi in lingua inglese per allenarsi e/o per creare video da presentare alle agenzie e ai casting dunque, se siete fra questi, ecco 4 SITI che potrebbero fare al caso vostro!

BACKSTAGE

Backstage è una risorsa preziosa per attori in cerca di opportunità di lavoro e materiale per le audizioni. Oltre alle offerte di lavoro, il sito offre anche una vasta selezione di monologhi e scene teatrali in lingua inglese. Potete filtrare le opzioni in base al genere, all’età del personaggio e al tipo di produzione. Oltre a questo, Backstage offre una serie di risorse sempre utili per gli attori.

ACE YOUR AUDITION

Ace Your Audition è un’altro sito web che offre una vasta collezione di monologhi e risorse per gli attori in cerca di materiale per audizioni e allenamento. Potete trovare monologhi divisi per genere, età e tipo di produzione (teatro, cinema, televisione). Il sito offre anche consigli su come prepararsi per le audizioni nel miglior modo possibile.

MONOLOGUE BLOGGER

Monologue Blogger è un sito che mette a disposizione una vasta gamma di monologhi gratuiti, drammatici e comici. È possibile trovare monologhi adatti a diverse età e livelli di esperienza. Anche in questo caso, fornisce risorse per aiutare gli attori a esercitarsi e prepararsi alle audizioni.

STAGE MILK

Stage Milk è una risorsa eccezionale per attori e insegnanti di recitazione. Il sito offre una vasta gamma di monologhi e scene teatrali in lingua inglese, insieme a guide dettagliate su come interpretarli al meglio. Anche in questo caso è possibile cercare monologhi per genere, età del personaggio e tono emotivo.

Questi siti sono solo il punto di partenza per aumentare le tue possibilità di vittoria ma non dimenticare che ci sono altri fattori da aggiungere all’equazione: esercizio costante, dedizione e soprattutto… un bel po’ di C.

E tu conosci altre piattaforme interessanti?
Faccelo sapere!

Monologhi cercasi disperatamente

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Stai cercando il prossimo monologo da interpretare?
So bene quanto possa essere stimolante, ma al tempo stesso impegnativo e stressante il processo di formazione e crescita come attore/attrice.
Tra le sfide più comuni che hai già incontrato (se sei qui) e che incontrerai più volte nel corso della tua carriera c’è anche questa: la ricerca di monologhi di qualità sui quali esercitarti, preparare video da allegare al tuo showreel personale e/o l’audizione di ruoli specifici. 

Ma non preoccuparti!
Rabbit è qui per darti una mano.
In questo articolo, condividerò con te 2 monologhi utili allo scopo. Sono pezzi tra il comico e il cinico che caratterizza da sempre la scrittura di Woody Allen.
Sono tratti da due dei suoi film più famosi: “Io e Annie” e “Basta che funzioni.”

 

Online puoi trovare diverse interpretazioni degli stessi monologhi interpretati sia al maschile che al femminile, il che ti darà l’opportunità di vedere come altri attori hanno affrontato gli stessi testi con interpretazioni differenti.

 

Per comodità di seguito ti lascio i link agli spezzoni originali e la trascrizione testuale.

 

WOODY ALLEN – “IO E ANNIE”

Vecchia storiella. Due vecchiette sono ricoverate nel solito pensionato per anziani e una di loro dice: “Ragazza mia, il mangiare qua dentro fa veramente pena”, e l’altra: “Sì, è uno schifo, ma poi che porzioni piccole!”. Be’, essenzialmente è così che io guardo alla vita: piena di solitudine, di miseria, di sofferenza, di infelicità e disgraziatamente dura troppo poco. E c’è un’altra battuta che è importante per me; è quella che di solito viene attribuita a Groucho Marx, ma credo dovuta in origine al genio di Freud, e che è in relazione con l’inconscio; ecco, dice così – parafrasandola – ehm… «Io non vorrei mai appartenere a nessun club che contasse tra i suoi membri uno come me». È la battuta chiave della mia vita di adulto in relazione alle mie relazioni con le donne.
Sapete, ultimamente i pensieri più strani attraversano la mia mente perché sono sui quaranta e penso di attraversare una crisi o che so, chi lo sa… Io, io… Non mi preoccupa invecchiare, non sono di quei tipi…  Lo so, quassù mi si apre una piazzetta, ma peggio di questo per ora non mi è successo, anzi credo che migliorerò invecchiando. Ecco, sapete, credo che sarò il… il tipo virilmente calvo, sapete, come dire, l’esatto contrario dell’argentato distinto, per esempio, ecco. E se no nessuno dei due. Divento uno di quelli che si perdono i filini di bava dalla bocca, vagano per i mercatini con la borsa della spesa sbraitando contro il socialismo. Annie e io abbiamo rotto e io ancora non riesco a farmene una ragione. Io… io continuo a studiare i cocci del nostro rapporto nella mia mente e a esaminare la mia vita cercando di capire da dove è partita la crepa, ecco… Un anno fa eravamo innamorati, sapete. È strano, non sono il tipo tetro, non sono il tipo deprimente. Io, io, io… io sono stato un bimbo ragionevolmente felice, credo. Sono cresciuto a Brooklyn durante la seconda guerra mondiale.

 

WOODY ALLEN – “BASTA CHE FUNZIONI”

Perché volete ascoltare la mia storia?
Ci siamo già incontrati?
Ci siamo simpatici?
Sentite ve lo dico subito, ok, io non sono un tipo simpatico, la simpatia non è mai stata una priorità per me, e per essere chiari, questo non è un film per oh quanto mi sento bene. Se siete di quegli idioti che devono sentirsi bene, fatevi fare un massaggio ai piedi.
Ma qual’è il significato di tutto? Niente. Zero. Nulla. Tutto finisce in niente. Anche se non mancano gli idioti farfuglianti. Non parlo di me. Io una visione ce l’ho. Sto parlando di voi. Dei vostri amici. Dei vostri colleghi. Dei vostri giornali. Della TV. Tutti molto felici di fare chiacchiere. Completamente disinformati. Morale. Scienza. Religione. Politica. Sport. Amore. I vostri investimenti. I vostri figli. La salute. Cazzo, se devo mangiare nove porzioni di frutta al giorno per vivere, non voglio vivere. Io detesto la frutta e la verdura. E i vostri omega 3. E i tapis roulant. E l’elettrocardiogramma. E la mammografia. E la risonanza pelvica. E, oh mio dio, la colonscopia. E con tutto ciò, arriva sempre il giorno in cui vi ficcano in una scatola. E avanti con un’altra generazione di idioti, i quali vi diranno tutto sulla vita, e decideranno per voi quello che è appropriato. Mio padre di è suicidato perché i giornali del mattino lo deprimevano. E lo potete biasimare? Con l’orrore, la corruzione, l’ignoranza, e la povertà, i genocidi, e l’AIDS, e il riscaldamento globale, e il terrorismo, e quegli idioti dei valori della famiglia, e quei maniaci delle armi. L’orrore di Kurz alla fine di Cuore di Tenebra, l’orrore. E beato lui non distribuivano il Times nella giungla, se no l’avrebbe visto l’orrore. Che si può fare? Leggetevi qualche massacro nel Darfur o di uno scuolabus fatto esplodere, e attaccate oh mio dio l’orrore. Poi girate pagina e finite le vostre uova di galline ruspanti. Perché tanto che si può fare? Si è sopraffatti. Anch’io ho tentato di suicidarmi. Ovviamente non ha funzionato. Perché mai volete sentire queste cose. Voi avete già i vostri di problemi. Sono sicuro che siete ossessionati da un gran numero di tristi speranze e sogni, dalle vostre prevedibilmente insoddisfacenti vite amorose, dai vostri falliti affari, ah se solo avessi comprato quelle azioni, se solo avessi comprato quella casa anni fa, se solo c’avessi provato con quella donna, se questo, se quello, sapete una cosa, risparmiatemi i vostri avrei potuto avrei dovuto. Come mia madre diceva sempre se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carrozza. Mia madre le ruote non le aveva, aveva le vene varicose. Eppure, la signora ha partorito una mente brillante, mi hanno preso in considerazione per il Nobel per la fisica. Non l’ho ottenuto, però si sa, è tutta politica, come ogni altra finta onorificenza. Detto tra noi? Non crediate che io sia amareggiato per qualche batosta personale. Per gli standard di una insensata e barbarica civiltà, sono stato piuttosto fortunato. Ho sposato una bella donna che era ricca di famiglia. Per anni abbiamo vissuto a Big Man place. Insegnavo alla Columbia, teoria delle stringhe.

Spero che questi due monologhi possano esserti utili e fammi sapere nei commenti quali altre sfide sono in agguato nella tua carriera di attore/attrice.
Rabbit Hole è qui per darti una mano!